Intervento
di: Cav. Vittorio ORLANDI
Il Cav.
Vittorio Orlandi, presentato dal Dott. Gallone come Presidente APICE,
Associazione Proprietari Italiani Cavalli da Equitazione, inizia il proprio
discorso comunicando che tutto ciò cha ha fatto per i cavalli, ed il mondo
dell’equitazione, lo ha fatto per pura passione. Ha imparato da solo ed ha
fatto tanta fatica e tanti sacrifici. Da tempo ha deciso di trasmettere tutto ciò
che può all’equitazione italiana, nella speranza che possa servire ad un
processo di progresso della “bandiera azzurra” nel panorama agonistico
mondiale.
Il Cav.
Orlandi sottolinea che non ha intenzione di fare nessuna critica, ma su
interesse è dare un supporto costruttivo.
Prosegue
affermando una sua analisi dei problemi dell’equitazione in Italia:
1)
Istruzione
Gli istruttori, in Italia, sono troppo proiettati al guadagno anziché all’impegno per una corretta istruzione. I loro interessi sono deviati dal lavoro costante con gli allievi, a favore della ricerca di far “cambiare loro il cavallo” per fare cassa.
Altro
problema è che manca un sistema di istruzione comune per tutti. Ricorda che ai
tempi della “grande squadra azzurra” (Mancinelli, D’Inzeo, Oppes, ecc.) i
maestri erano militari e tutti seguivano un metodo unico: la scuola italiana. Il
risultato sono state diverse medaglie internazionali. Se c’è metodo si va
avanti, altrimenti no. Gli ultimi grandi appuntamenti mondiali hanno confermato
che vince chi è perfettamente in sella con stile.
2) I
Cavalieri
I
cavalieri italiani sono vittime del sistema agonistico nazionale. Si premia la
velocità a discapito della precisione. Ma, ormai, i concorsi internazionali
presentano difficoltà molto ostili, che solo con la precisione – frutto di un
lavoro metodico – si possono affrontare con successo. Ma per essere pronti
bisogna lavorare nei concorsi “in casa” cercando la precisione, non la
velocità. Tanto non fa spettacolo per i pochi appassionati che assistono alle
nostre gare nazionali. Altro problema, è che i cavalieri stanno troppo bene qui
in Italia, i concorsi sono troppo ricchi e nessuno così è spinto a
confrontarsi con i cavalieri esteri, cosa che invece è fondamentale. Grande
problema sono il doping e i “trucchi”. Sempre maggior numero di cavalieri
ricorre a sistemi per ovviare la mancanza di lavoro con i loro cavalli, o peggio
con quelli dei loro proprietari. Utilizzando pomate evulsive che sensibilizzano
gli arti dei cavalli rendendoli più “rispettosi” agli ostacoli.
3)
Proprietari
I
proprietari italiani sono fortemente demotivati, perché non hanno ritorno
adeguato a tutti gli sforzi che hanno fatto, e che continuano a fare. Molti
scappano ed investono in altri sport che gli danno più soddisfazioni. Altri,
appassionati come me, si ostinano a sperare e ad investire. Altri ancora si
rivolgono all’offerta che viene dall’estero: cavalieri più competenti, più
seri, e che offrono maggiori risultati. Tutto questo è un peccato!
4)
Allevamento
E’
basilare per una crescita. Lo dimostrano ampiamente Germania, Francia e Olanda.
Basta volere: l’Olanda in 20 anni è diventata leader nell’allevamento
mondiale. Anche in Italia abbiamo molti territori ideali per l’allevamento,
abbiamo un fortissimo Ente, l’UNIRE, che appoggia e sostiene lo sviluppo
dell’allevamento italiano.
Abbiamo
tutte le carte in regola per migliorare. E’ vero, siamo cresciuti, ma solo in
quantità. Sino ad oggi si è incentivata solo la quantità premiando “ a
pioggia”. E’ stato giusto, ma adesso è il momento di voltare pagina, per
puntare sulla qualità, perché la quantità non porta a risultati di vertice.
Non potremo mai competere con la Germania o la Francia, loro hanno culture molto
più antiche! La Germania conta oltre 10 volte i nostri cavalli. Non li
raggiungeremo, ed è sbagliato cercare di farlo. Bisogna, invece, migliorare
qualitativamente la produzione, tenendo sott’occhio i soggetti migliori e
confrontarsi con l’estero.
5)
Percorsi
I
concorsi sono troppo ricchi di montepremi. Non invogliano i cavalieri a
confrontarsi in campo internazionale. Inoltre, vengono fatti barrage troppo
semplici favorendo la “velocità”. Il barrage deve essere più difficile del
percorso di base. Auspico anche due barrage!
Mancano
percorsi di “crescita”: cavalli e cavalieri devono incontrare difficoltà
progressive man mano che passa la stagione agonistica. C’è progresso se si
impara qualcosa di semplice e ci si fa pratica, e man mano aumentano le
difficoltà, ma vengono “metabolizzate” e quindi rimangono, poi, per il
futuro.
Il Cav.
Orlandi prosegue poi suggerendo alcune sue idee per questi punti, sottolineando
innanzitutto che a nome dei proprietari di italiani dei cavalli da equitazione
chiede alle istituzioni maggiore efficacia, azioni più decise ed un sistema
uniforme.
1)
Istruttori
Vanno
premiati gli istruttori più meritevoli, che dimostrano con i percorsi
correttamente svolti dai propri allievi, il frutto di un lavoro coerente, onesto
e sistemico.
Va
stabilita una percentuale ufficiale delle provvigioni sulla compra-vendita dei
cavalli. Chi non rispetta la regola va punito con il ritiro della patente di
istruttore per almeno 1 anno. Di questo vanno informati tutti: da che fa
semplicemente scuola, a che fa agonismo.
2)
Cavalieri
Va
infuso il rispetto delle regole, e quindi del cavallo. Bisogna migliorare la
professionalità dei cavalieri ed indurli a cercare la perfezione con il lavoro,
come fanno all’estero i campioni.
3)
Percorsi
Bisognerebbe
creare dei percorsi di crescita dei cavalli e dei cavalieri con la progressione.
Questo vale per i giovani, come per gli anziani.
4)
Allevamento
Bisogna
incentivare gli allevatori italiani ad avere ed utilizzare fattrici importanti,
selezionate. Oggi il mercato degli stalloni offre la massima qualità,
raggiungibile da chiunque, ma è fondamentale unirla ad un’ottima madre.
Bisogna, inoltre, premiare la qualità confrontandola con l’estero.
5)
Proprietari
Riconoscere
la giusta importanza alla figura del proprietario: lo merita, gli è dovuto, ed
è motore di forte motivazione.
Concludendo, dice che abbiamo bisogno di campioni veri per far risalire l’equitazione come sport di interesse per i media e, quindi, per gli sponsor ed i proprietari. Questa sarebbe vera crescita. Lo hanno dimostrato anche altri sport come lo sci con Tomba (dopo di lui non c’è più interesse), la canoa ed il fucile. “Auspico sport di vertice ad una base che produce campioni”.
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