Intervento di: Dott. Claudio GALLONE

"Il mondo dell’equitazione, in questi ultimi anni, è profondamente cambiato. Non c’è più monoliticità istituzionale di rappresentanza. Oggi operano, in ambito nazionale ed internazionale, due Enti – ovviamente – con pesi specifici diversi ed attività diverse.

Accanto a queste consolidate realtà, vi è una pluralità di associazioni, a carattere locale, che agiscono su segmenti di attività circoscritti e, a volte, rispondenti a bisogni politico-locali. 

L’UNIRE, almeno negli ultimi anni, ha allargato il proprio orizzonte di interessi, per porsi quale soggetto istituzionale di riferimento dell’intero settore equestre, l’editoriale che appare sul sito Internet dell’Ente è – in buona sostanza – un manifesto sulle linee guida che si propone l’Ente stesso.

Dunque, oltre le attività “storiche”: allevamento, ippica, sovvenzioni attraverso premi UNIRE ai cavalli italiani, l’Ente intende, ed in parte sta attuando, una politica di promozione all’intero settore equestre. 

Ma in questi anni è cambiata anche la società italiana, e dunque il peso specifico che ha l’equitazione, intendendo con tale termine sia ippica che attività equestri, nella cosiddetta  società civile. 

Nei due maggiori quotidiani italiani, per numero di copie vendute, i resoconti delle attività equestri o non compaiono mai, o sono relegati a fatti di costume e mondanità, come Piazza di Siena.

Un’eccezione è stata fatta per Varenne.

Per chi ha voglia, basti leggere Le Monde o The Sun per comprendere quale spazio abbiano le attività equestri su tali giornali in altri paesi, e quindi l’interesse della società per tali attività. 

Di converso, ad esempio, il golf e la vela hanno e ricevono uno spazio – sempre sul campione preso in esame – di tutto rispetto, anche in relazione ad altri sport cosiddetti popolari. 

Il 60% dei prodotti equini di alto livello, acquistati e venduti nel mercato internazionale, è di produzione tedesca e francese. Un ulteriore 25% si riferisce a produzione irlandese, statunitense e belga, il rimanente è un mix di altri produttori. 

Si può far risalire a parecchi anni or sono, l’ultimo cavallo italiano selezionato per partecipare alle Olimpiadi. 

I proprietari di cavalli, di alto livello, hanno nelle loro scuderie – fatto pari a 100 – il 75-80% di cavalli stranieri. E questo dato ci torna con i dati del commercio internazionale. 

E’ naturale che un fattore, ma non l’unico, è la mancanza dei risultati agonistici di alto livello (Olimpiadi, Campionati Mondiali, ecc.) 

Per onestà intellettuale, bisogna dire che tale situazione viene da lontano e con serietà non si può, né si deve, addebitare a questa o ad altra gestione la responsabilità dell’esistente. Insomma, è un po’ come il debito pubblico italiano: ogni governo ha fatto la sua parte. 

Ma lo stesso, cambiato ciò che si deve, si può dire del comparto del Turismo Equestre.

Ogni tanto vi è uno studio che ci dice che le persone che si avvicinano al cavallo, anche per una passeggiata – fatto pari ad un anno – è valutabile in 800.000/1.000.000 soggetti.

Possiamo dire che si avvicinano, ma poi scappano.

E’ evidente che ci sono strozzature nella filiera dell’offerta. Acquistare una bici da fuori pista, di qualità, costa più o meno quanto un cavallo non addestrato di 2/3 anni.

Mantenere un cavallo, anche in paddock, costa come un mini appartamento in locazione in una grande città.

Fare un viaggio di 3 giorni, costa come una settimana al mare, tutto compreso, a Tunisi.

Potrei seguitare all’infinito con tali esempi. 

Oggi, ecco ciò che è davvero cambiato, l’equitazione deve confrontarsi con una serie di attività…..con soddisfazione equivalente, che costano relativamente meno e coinvolgono l’intero gruppo familiare e/o sono rappresentative di uno status socialmente alto, ovvero ciò che era l’equitazione parecchi anni or sono. 

Dobbiamo, con serenità, pensare che il tempo passato non potrà tornare, ma ecco la novità: dobbiamo attrezzarci per avere il meglio per il futuro. 

TIME IS A GREAT TEACHER, BUT UNFORTUNATELY IT KILL ALL ITS STUDENTS. (Hector Berlioz) 

Appare necessario coordinare tutte le energie esistenti, in questo comparto di attività, al fine di raggiungere per steps successivi:

RISULTATI – VISIBILITA’ – PRODUZIONE QUALITATIVA – RISULTATI 

Per far questo occorre, ad esempio, che gli investitori (proprietari di cavalli, UNIRE, ecc.) partecipino, non marginalmente, ma da attori principali alla programmazione del lavoro, pluriennale, di attività tecnica. 

Occorre che sia fatta, una volta per tutte, una pulizia seria sul problema del doping.

Oggi siamo, come INSTE, soddisfatti della sensibilità mostrata e dalle assicurazioni forniteci dalla dirigenza FISE, ma vogliamo che a ciò seguano del fatti concreti.

Per l’equitazione il doping è anche, per la legislazione italiana, un problema di rilevanza penale, in quanto trattasi di maltrattamento agli animali.

Una trasparenza del mercato, aumenta le possibilità di investimento in nuovi soggetti ed in lavoro tecnico, dunque la lotta, seria, al doping è uno strumento – insieme alla partecipazione dei proprietari di cavalli ed all’UNIRE – per l’affermazione in campo internazionale dell’equitazione italiana. 

Occorre, ancora, che l’UNIRE – per quanto gli compete – guardi al Turismo Equestre come vettore non solo di sviluppo del mondo allevatoriale, ma anche come immagine del mondo del cavallo.

Chi ama i cavalli tenderà ad amare, se pulito e trasparente, l’intero mondo del cavallo: dagli ippodromi ai concorsi. Quindi, il Turismo Equestre quale potenziale veicolo di promozione.

Maggiore è la domanda, di cavallo in genere, maggiori saranno i nuovi addetti, minori saranno i prezzi praticati al pubblico. 

Dunque, anche per il Turismo Equestre occorre che chi lo rappresenta debba partecipare a pieno titolo ad ogni fase della programmazione, non solo del proprio comparto specifico, ma anche – a maggior ragione – dell’intera concertazione equestre."

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